GIOVANNI XXIII: G.ANDREOTTI, UN “INNOVATORE NELLA CONTINUITÀ”; A. RICCARDI, “PROFONDA INTERIORITÀ E INGENUITÀ ‘SAPIENTE'”

” “L’esercizio “fraterno” dell’autorità, l’apertura ecumenica e nei confronti dei “fratelli ebrei”, lo scardinamento della “teologia della guerra giusta”: sono questi i tre i filoni qualificanti e tuttora attuali del pontificato di Giovanni XXIII. Lo ha detto stamani a Roma il vaticanista Giancarlo Zizola, intervenendo all’incontro promosso presso la Radio vaticana dal mensile di storia contemporanea “Millenovecento” su “La rivoluzione di Giovanni XXIII”, tema cui è dedicato il dossier del numero di gennaio. “Roncalli è stato l’uomo della Provvidenza ‘al quadrato’ perché, superando la millenaria cultura del disprezzo da parte della Chiesa verso ‘i perfidi ebrei’, ha gettato i semi per il dialogo ebraico-cattolico e, sul piano diplomatico, ha posto le basi per il successivo riconoscimento vaticano dello Stato di Israele” ha aggiunto il rabbino Abramo Piattelli. “La delegittimazione della guerra giusta” e “l’eliminazione della cultura dell’avversario tramite la distinzione tra ‘errore’ ed ‘errante’ hanno portato molti di noi, comunisti freschi di scomunica, ad un’allora impensabile apertura verso il mondo cattolico” ha osservato Valentino Parlato. “Rivoluzione mi sembra un’espressione esagerata – è intervenuto il senatore a vita Giulio Andreotti -; parlerei piuttosto di profonde innovazioni che, pur nella continuità e nella tradizione della Chiesa, hanno aperto la strada a importantissimi passi avanti”. Andreotti si è soffermato sull’abilità diplomatica di Roncalli” che contribuì a risolvere la crisi di Cuba “indicando una sorta di compromesso che non avrebbe visto né vinti né vincitori”, e sulla sensibilità umana del Pontefice che rivolgendosi alla figlia ventenne del capo della delegazione Usa alle Olimpiadi del 1960, costretta alla carrozzina, disse: “Vorrei essere Cristo e dirti:’Alzati e cammina’”. “Giovanni XXIII non parlò mai di rivoluzione – ha confermato il prefetto emerito della Congregazione per le Chiese orientali, card. Achille Silvestrini -; ma di aggiornamento”. Proprio dalla crisi di Cuba, “precipitato di una situazione di forte tensione internazionale”, nasce a giudizio del porporato la “Pacem in terris” con il richiamo “ai cattolici a lavorare uniti per la pace”. “Innanzitutto un uomo di preghiera; l’unico papa ad essere stato fino ad oggi sul Monte Athos”: secondo lo storico Andrea Riccardi “occorre recuperare la dimensione spirituale di Roncalli; una profonda interiorità coniugata ad un’ ‘ingenuità sapiente” che è, al tempo stesso, prudenza e apertura alla complessità del mondo”.