TERREMOTO IN MOLISE: P.GIULIANO (MEDICO DI COLLETORTO), “C’È IL RISCHIO DI UN NUOVO SPOPOLAMENTO”

” “”Dopo che l’edificio in cui era posta la scuola media è stato dichiarato inagibile a causa del terremoto ho cercato di evitare ai ragazzi, tra i quali anche mia figlia, di dover fare lezione nelle tende e, adattando gli spazi del piano terra della mia abitazione che è costruita con norme antisismiche, siamo riusciti a tenerli qui in casa”. Spiega così al Sir Pasquale Giuliano, medico di Colletorto, paese confinante con San Giuliano di Puglia, la decisione di ospitare nella propria abitazione la scuola media del paese: 4 classi per un totale di 75 ragazzi. Dopo il terremoto che ha colpito il Molise, racconta il medico, “mi è sembrato giusto mettersi per primi in discussione nel trovare soluzioni ai problemi, senza attendere esclusivamente aiuti dall’esterno. Uno stile di condivisione e di solidarietà deve caratterizzare innanzitutto i rapporti tra di noi”. Pasquale Giuliano prosegue evidenziando uno dei problemi maggiori del Molise e di tutto il Mezzogiorno: l’emigrazione dei giovani. “I danni alle case – afferma Giuliano – possono essere riparati: il problema maggiore rimane quello dei giovani che sono costretti ad andar via per trovare lavoro. I nostri erano paesi ‘in perdita’ anche prima del terremoto: a Colletorto in vent’anni sono venuti meno 1000 abitanti e sui 3000 attuali, più di mille hanno oltre 65 anni”. Dati che trovano conferma nello studio del Consiglio nazionale delle ricerche, presentato ieri a Roma, secondo cui “negli ultimi dieci anni 700 mila italiani hanno abbandonato il Mezzogiorno per trasferirsi al Nord o all’estero”. La percentuale più alta di emigranti, secondo lo studio del Cnr, spetta al Molise con il 22%. Da qui la preoccupazione dei molisani nelle parole di Pasquale Giuliano: “Il terremoto rischia di provocare un ulteriore spopolamento, già alcune famiglie e diversi anziani hanno lasciato il paese: senza la possibilità di un futuro qui, alcuni non si impegneranno nemmeno a ricostruire le case”.