” “Gratitudine al Papa per aver manifestato nel suo discorso al Corpo diplomatico solidarietà e sostegno ai cattolici russi. E’ quanto ha espresso oggi mons. Tadeusz Kondrusiewicz, metropolita a Mosca e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici della Russia in una dichiarazione, diffusa dall’agenzia vaticana Fides.
” “Parlando agli ambasciatori, il Santo Padre aveva auspicato il riconoscimento in tutti gli Stati europei della “libertà religiosa nella sua dimensione non solo individuale e culturale, ma pure sociale e comunitaria”. “Papa Giovanni Paolo II ha commentato mons. Kondrusiewicz ha rivolto personalmente la sua attenzione alla situazione critica dei cattolici russi ed è intervenuto in loro difesa”. Sono attualmente cinque i sacerdoti e i religiosi cattolici ai quali il governo russo ha ritirato il visto, espellendoli fuori dalla Federazione. “Nel costruire la democrazia afferma il metropolita la Russia deve osservare gli obblighi internazionali e garantire ai cattolici i diritti che spettano a loro. Siamo grati al Papa per questo segno del suo sostegno, della solidarietà e della cura del ‘piccolo gregge’ che si trova in una difficile situazione”. Le parole del Santo Padre hanno però suscitato una reazione negativa da parte della Chiesa ortodossa russa. La Chiesa cattolica lamenta anche “l’ignoranza del problema” da parte del governo russo. Ciò nonostante, “noi speriamo conclude mons. Kondrusiewicz che le parole del Pontefice vengano ascoltate in Russia, vengano comprese e possano avere efficacia”. La prima espulsione è avvenuta l’11 aprile 2002 quando le autorità russe fermano e ritirano il visto al milanese padre Stefano Caprio, impedendogli di rimettere piede in Russia. Il 19 aprile è la volta del vescovo di Irkutsk (Siberia), mons. Jerzy Mazur. A questo punto, il Vaticano decide di intervenire e l’8 maggio Giovanni Paolo II scrive al presidente russo Vladimir Putin chiedendogli un intervento personale a favore del vescovo. La risposta arriva due mesi dopo ma le espulsioni non cessano: il 10 agosto tocca a padre Stanislav Krainac (religioso di origine Ceca) e il 10 settembre ai due sacerdoti polacchi. Le direttive di Mosca non riguardano solo la Chiesa cattolica: anche al Dalai Lama è stata negata la possibilità di entrare in Russia e il 12 settembre un missionario protestante svedese, Leo Martesson, è rimpatriato dopo 9 anni di lavoro a Mosca.