NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana a commento della prolusione del card. Camillo Ruini al Consiglio episcopale permanente che si è aperto oggi a Roma. Un tema balza con tutta evidenza, al di là dell’altalena delle diplomazie e dei generali a proposito della guerra contro l’Iraq: lo stato e le prospettive dell’Occidente. Certo si tratta di una questione più europea che americana: gli Usa possono "fare da soli": il loro bilancio militare è superiore alla somma di quello dei 25 stati che li seguono in questa speciale classifica. Eppure è evidente che la miscela di neo-isolazionismo e governo "globalizzato" non è sostenibile. Così l’Europa: certo si può differenziare, ma l’anti-americanismo serpeggiante finisce in un vicolo cieco. Al contrario è il momento di una rafforzata partnership, che implica la necessità di cominciare ad articolare delle risposte politiche, culturali ed etiche alle molte incognite che questa ennesima crisi internazionale (e la sua gestione da parte della superpotenza) ha sollevato, col rischio di accentuare una sensazione di vuoto, gravido di conseguenze. Non ha eluso il tema del futuro dell’Occidente e più specificamente della "solidarietà occidentale" il cardinal Ruini aprendo il Consiglio permanente della Cei. A partire da una sottolineatura: il ruolo propulsivo del cristianesimo e in concreto della Chiesa Cattolica. In questo senso il costante magistero del Papa, e in modo particolare il suo incessante prodigarsi per la pace, ribadendo il no ad interventi unilaterali, rappresentano non tanto un elemento di disgregazione, quanto piuttosto una risorsa. Il ragionamento è chiaro. La solidarietà occidentale, in un mondo percorso da tensioni e di difficile governabilità, è stata e deve rimanere garanzia di pace, di sicurezza, di libertà e di sviluppo. Tuttavia proprio per continuare a dare questi frutti e rispondere in modo lungimirante alle sfide che si delineano all’orizzonte, deve essere ancorata "ancora più saldamente e in una prospettiva davvero universale, a quei principi e valori umanistici che sono la sua più solida e durevole fonte di legittimità e forza propulsiva". C’è qui la migliore definizione possibile di Occidente – come peraltro si configurò ancora al tempo delle guerre persiane – come spazio dell’apertura, del dinamismo. Qui c’è il ruolo della Chiesa, che evidentemente non si identifica con l’Occidente, ha una prospettiva universale, ma forse proprio per questo ne esprime le ragioni profonde e c’è anche il profilo dell’Europa, l’Unione ed i singoli stati europei, chiamati ad essere soggetto attivo. Conclude il cardinal Ruini, "operando in questa direzione la Chiesa non si estranea dunque dall’occidente, ma lo aiuta ad esprimere il meglio di sé, a conferma del fatto che il cristianesimo costituisce la sua anima più profonda e più capace di futuro". E non certo per fini esclusivistici, ma guardando al "bene comune universale".