” “”L’intera avventura umana e professionale di Gianni Agnelli si potrebbe leggere come il tentativo di tenere insieme passato e futuro dell’azienda di famiglia, operando tutte le innovazioni necessarie ma salvaguardando, anche a prezzo di sacrifici, quel patrimonio tutto piemontese”. È quanto scrive Marco Bonatti, direttore del settimanale della diocesi di Torino “La Voce del Popolo”, ricordando la figura dell’avvocato Agnelli, in una nota che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir . Bonatti ripercorre l’esperienza di Agnelli alla guida della Fiat, sottolineando come “l’avvento di Gianni nell’azienda, dopo Valletta, svecchiò l’ambiente, e si propose come una modernizzazione di ‘stile’. Come Adriano Olivetti ad Ivrea, Gianni aveva anche provato a circondarsi di intellettuali, riuniti nei cenacoli della Fondazione Agnelli; ma i risultati non furono incoraggianti”. Secondo il direttore del settimanale, la figura dell’avvocato “in Italia rimane inarrivabile: per prestigio interno e internazionale, per capacità di coniugare interessi economici e visioni politiche di più ampio respiro; e, più ancora, per quello ‘stile’ che sarà stato sì ‘aristocratico’, ma che continua a segnare la differenza, soprattutto se paragonato a quello di certi politici o imprenditori di oggi”. Bonatti conclude ricordando il rapporto di Gianni Agnelli con la città di Torino: “Se è sempre stato cosmopolita, l’avvocato si è anche tenacemente radicato nella sua città, ben sapendo che senza un legame profondo con una terra niente è solido, dentro e fuori di se stessi. In qualche modo anche nei riguardi della città l’avvocato ha continuato una missione iniziata da altri: la dinastia degli Agnelli è continuata, con i Giovanni, fino ad oggi – e forse ora è finita davvero”.