” “”L’ordigno fatto esplodere la notte del 5 gennaio contro la redazione nuorese dell’Unione Sarda ha dato vigore all’ipotesi che in Sardegna vi sia una pericolosa ripresa del terrorismo”. È quanto scrive Tomaso Panu, direttore di “Gallura e Anglona”, settimanale della diocesi di Tempio Pausania, in una nota che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir. Tomaso Panu ricorda “i precedenti più vicini nel tempo: l’8 dicembre, un attentato dinamitardo viene compiuto contro la sede della Cisl di Olbia; il 28 dicembre, a Sassari, una busta di esplosivo viene lasciata nel Bancomat della San Paolo di Torino; il 29 dicembre una lettera minatoria dei Nuclei Proletari per il Comunismo viene inviata al magistrato della Direzione regionale antiterrorismo Mario Marchetti; sempre i Nuclei Proletari per il Comunismo fanno recapitare una lettera contenente un proiettile alla sede regionale della Cisl a Cagliari, indirizzata al segretario regionale Mario Medde; il 3 gennaio, la stessa lettera con la stessa firma e lo stesso proiettile è ricevuta dal segretario della Uil Gino Mereu”. Secondo il direttore del settimanale diocesano “una lettura semplice della inquietante sequenza farebbe pensare ad una serie di minacce del rinato terrorismo contro sostenitori dei governi di destra sia in campo nazionale che regionale. Ma si tratta davvero di un tentativo di ristrutturare una o più centrali del terrorismo in Sardegna, come ai tempi di ‘Barbagia Rossa’? C’è chi parla di tre gruppi eversivi che agirebbero nell’Isola, riconducibili a tre matrici diverse: quella anarchico-insurrezionalista, quella marxista-leninista (erede della colonna sarda delle Brigate Rosse) e quella separatista. In quest’ultimo caso si ipotizzano legami con il terrorismo internazionale e, più precisamente, con quello basco e quello degli irredentisti della vicina Corsica. Sarebbe anche in atto una saldatura con la criminalità comune”. Tra le tante letture del fenomeno, per Tomaso Panu “è importante non dimenticare che la ripresa dell’eversione coincide con un diffuso malessere economico e sociale legato alla crisi dell’apparato industriale sardo (non c’è solo la Fiat), allo spopolamento delle zone interne, all’alto tasso di disoccupazione”.