” “”La vocazione ecumenica ha suscitato notevoli dialoghi e scambi. Però non si può dimenticare la parola di Cristo nel Vangelo: ‘Va’ dapprima a riconciliarti”. L’ecumenismo si immobilizza quando si lascia che si creino delle vie parallele che, proprio perché parallele, non possono ricongiungersi e sulle quali finiscono per logorarsi le forze della vocazione alla riconciliazione”. A parlare è il fondatore, nel 1940, della comunità ecumenica internazionale di Taizé, frère Roger, in un’intervista pubblicata nell’ultimo numero (dicembre 2002) di “Dialoghi”, la rivista trimestrale promossa dall’Azione cattolica italiana, dedicato al tema della riconciliazione in vista della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio). Intanto si è da pochi giorni concluso a Parigi il XXV “pellegrinaggio di fiducia” di fine anno organizzato dalla comunità di Taizé. Tra gli 80mila giovani presenti, molti ragazzi dell’Europa dell’Est; in aumento gli ortodossi. Una realtà che non sorprende frère Roger: “Già nel 1962 il metropolita Nikodim di Pietroburgo è venuto a farci visita. Lo stesso anno è diventato per noi un’esigenza l’andare con molta discrezione nei Paesi dell’Europa dell’Est per incontrare dei giovani, ascoltare, capire. Se ora riceviamo così tanti giovani dell’Est è dovuto a quei lunghi anni in cui si è costruita una fiducia… Con i miei fratelli vorremmo essere più attenti ai giovani di Russia, Bielorussia, Ucraina, Romania, Serbia, Bulgaria, che arrivano a Taizé in questi anni. Nelle loro prove, tanti ortodossi hanno saputo amare e perdonare. La bontà del cuore è per molti di loro una realtà vitale”. Di qui, conclude il fondatore di Taizé, l’urgenza di essere per loro “degli uomini di ascolto”.
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