” “”In ogni Chiesa la corretta conoscenza della fisiologia ecclesiale deve precedere l’intervento diagnostico della patologia”: lo scrive in una nota che apparirà sul prossimo numero del settimanale interdiocesano “Toscana Oggi” (una decina di edizioni per le diocesi della regione), il vescovo emerito di Livorno, mons. Alberto Ablondi. In vista della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), il vescovo annota che la secolare divisione tra i cristiani rappresenta, appunto, una “patologia ecclesiale”, cui cerca di mettere rimedio l’ecumenismo. Lo “scandalo della divisione” – prosegue – si traduce “nell’esclusione a vicenda dalla partecipazione alla tavola eucaristica”. Eppure – prosegue – “esistono tuttora, nonostante le divisioni, segni di fecondità”. Ablondi cita, a questo proposito, un evento di cui è stato protagonista diretto: l’accordo sui “matrimoni misti” tra cattolici e valdesi, siglato una paio di anni fa. Alle trattative “è stato confortante – scrive – ammirare le delegazioni Valdese-Metodista e Cattolica impegnate nel documentarsi, nell’ascoltarsi e nell’offrire notizie; spesso in clima di vicendevole scoperta”. La Chiesa, quindi, secondo il vescovo è chiamata, anche di fronte alle difficoltà derivanti dalle divisioni tra cristiani, “mai a disperarsi e sempre a ricominciare”. “Anzi, – prosegue – proprio l’ecumenismo dovrebbe risvegliare nella chiesa l’ascolto di tante urgenze comunitarie. Si fa sempre più necessaria infatti l’estensione del dialogo ecumenico al dialogo fra le diverse religioni; si risveglia per le Chiese, con l’esempio e con opere, la collaborazione alla maggiore unità fra gli stati, le culture, le economie”. Tra i pensieri conclusivi della nota, mons. Ablondi invita ad evidenziare, nel dialogo ecumenico, la “gerarchia delle verità”, “tenendo conto che spesso la teologia divide mentre una saggia presenza della base porterebbe le diverse confessioni a fare insieme tutto ciò che non sono costrette a fare separatamente”.
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