RAGAZZO SUICIDA A RIMINI: LASCONI, NO ALLA “DITTATURA” DELL'”ESTERIORITÀ”

” “”Le difficoltà sono parte della vita”, ma i ragazzi e i genitori di oggi “non hanno più l’idea che le difficoltà vanno affrontate”: così, si tende a “rimuoverle” o “farle scomparire”, e “se le difficoltà rimangono, c’è il crollo”. Commenta così don Tonino Lasconi, esperto di questioni giovanili, il suicidio di un sedicenne (avrebbe compiuto 17 anni tra pochi giorni) di Rimini, che si è tolto la vita buttandosi dalla terrazza dell’albergo di famiglia, a 25 metri di altezza, e lasciando un biglietto con su scritto: “In questo corpo non ci sto bene. Non mi riconosco più”. In una “civiltà dell’esteriorità” come la nostra, commenta Lasconi, “esistono delle ‘unità di misura’ che rischiano di trasformarsi in un nodo scorsoio, specialmente per ali adolescenti”. Al contrario, “i bambini dovrebbero essere abituati fin da piccoli ad affrontare le difficoltà: neanche il Padreterno, del resto, ce le leva, ma ci aiuta a superarle “. Lasconi sottolinea poi la “solitudine” o l'”isolamento” che in genere circondano tragedie come quelle di Rimini: “L’attuale generazione di genitori viene da una ‘confusione mentale’ enorme, in cui manca qualsiasi ‘progetto’ e dove la ‘sudditanza’ a quello che viene imposto dalla società dei consumi è totale, priva di coscienza critica”. Di qui la necessità, conclude Lasconi, di “un grosso intervento educativo, accompagnando di più le famiglie ma anche reinserendo nella nostra catechesi il tema dell’educazione all’accettazione del corpo, che oggi viene quasi sempre vissuto soltanto come ‘esibizione’. Noi adulti dobbiamo trasmettere ai giovani la ‘bella notizia’ del corpo: se conoscono il bello, possono evitare la volgarità”.
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