“In molte regioni del mondo osserva il Pontefice la terra somiglia ad una polveriera, pronta ad esplodere e a rovesciare sulla famiglia umana enormi dolori”. Per questo il dialogo interreligioso “deve essere al servizio della pace tra i popoli”, e i vescovi stessi sono chiamati a “riflettere attentamente sui dissidi e le guerre che lacerano il mondo, così da individuare cammini percorribili per un comune impegno di giustizia, di concordia e di pace”. Anche la “cura della propria salute” costituisce per il vescovo “un atto di amore verso i fedeli”, scrive il Papa invitando i vescovi a promuovere un’autentica “cultura della vita” e un maggiore impegno nel campo delle migrazioni, in primo piano oggi grazie ai “movimenti di massa”. Il magistero morale del vescovo, “padre, fratello ed amico” dei suoi sacerdoti e dei fedeli, per il Papa va esercitato in sintesi “per la vita umana, da difendere dal suo concepimento alla sua conclusione con la morte naturale, la libertà delle persone e delle nazioni, la giustizia sociale e le strutture per attuarla”; tutto ciò, superarando la “tentazione dello scetticismo e della sfiducia” attraverso la “fantasia della carità”. Coniugare “autorità” e “autorevolezza morale”, per essere “quasi l’autoritratto di Cristo” nel “radicalismo della santità” e nello “stile” della vita quotidiana, “sempre più aperto alla collaborazione di tutti” e in cui molto spazio va dato alla preghiera e “formazione permanente”. E’ il suggerimento del Papa ai vescovi per una “vita semplice, sobria, attiva e generosa”, attenta al “cuore di ciascuno” e alla “vita delle Chiese particolari”, anche nel governo pastorale della propria diocesi, in “spiritualità di comunione” al suo interno e con la Chiesa universale.