“Un giorno di lutto nazionale per il tragico susseguirsi di barche della disperazione che si inabissano nel Canale di Sicilia con tutto il loro carico umano, bambini compresi”. E’ la provocazione che arriva dalla Fondazione Cei Migrantes alla luce delle recenti tragedie del mare di questi ultimi tre giorni. In una nota pubblicata sul prossimo numero del Sir, padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale dei profughi e degli immigrati della Fondazione scrive: “Non attenua il nostro sconvolgimento interiore il fatto che l’ecatombe si consuma fuori delle acque territoriali e con cittadini stranieri; tutti abbiamo almeno un residuo di sentimenti per sentirci profondamente toccati da quanto succede attorno a noi”. “Spiace che parlando di questi che fuggono all’insegna della disperazioni si continui a chiamarli clandestini: suona molto male questa parola nel linguaggio comune; semmai diventano clandestini quando l’onda violenta ha travolto la barca e li ha ingoiati, sprofondandoli nei fondali dove staranno per sempre nella clandestinità”. Secondo Mioli le responsabilità non vanno scaricate “sul nostro apparato costiero” ma “sulle cosche mafiose, veri sciacalli di carne umana” e soprattutto sulla nostra Unione europea, Italia compresa, che diffondono da troppo tempo belle dichiarazioni d’intenti che purtroppo rimangono parole al vento. Occorre per un’operazione umanitaria verso i popoli spinti a fuggire, una volontà politica condivisa da tutti i Paesi dell’Unione Europea e dell’area mediterranea”. Si apre intanto domani, a Rabat, in Marocco, il Dialogo sulle migrazioni nel Mediterraneo occidentale per discutere di cooperazione regionale nella gestione delle migrazioni.