“Qualunque strategia che non tenga conto della disperazione di chi fugge dal Paese d’origine in cerca di un futuro migliore, non può avere speranze di arginare un fenomeno migratorio che non ha più profili solo fisiologici”. E’ quanto afferma oggi Salvatore Pezzino, responsabile della Consulta diocesana per i problemi sociali e il lavoro di Agrigento, dopo l’ennesima e sempre più drammatica – tragedia del mare nel canale di Sicilia. Secondo Pezzino “il ripetersi incessante di queste tragedie impone a tutti di rivedere i registri del confronto sul fenomeno degli sbarchi clandestini. Le proporzioni dei tentativi e delle perdite umane, difficilmente quantificabili, impongono un approccio più complesso sia per le iniziative concordate tra i Paesi interessati sul terreno dei controlli, che su quello di un accoglienza”. Padre Antonio Serina, direttore dell’ufficio Migrantes della curia di Agrigento, invita anche le comunità cristiane a fare “un serio esame di coscienza”: “Le nostre parrocchie, le nostre comunità cristiane, possono stare serene e con la coscienza a posto? È sufficiente affidare il problema alla polizia e ai politici? Ci lamentiamo degli immigrati perché essi si ghettizzano e non si integrano. Ma di fatto noi quale spazio concediamo a loro nelle nostre comunità e nei nostri programmi pastorali? Quale aiuto noi offriamo per risolvere i loro problemi? I loro figli convivono fraternamente con i nostri ragazzi e nei gruppi giovanili? Quale integrazione promuoviamo? Quale accoglienza e quale dialogo? Non scarichiamo tutto sulla politica, non tergiversiamo. Si richiede piuttosto una più autentica e generosa testimonianza cristiana”.