” “”E’ finita la parrocchia che si sovrapponeva alla società civile”, ma non quella che “dà a tutti la possibilità di accedere alla fede”, anche mostrando che “la vocazione cristiana non comporta l’abbandono della professione, della famiglia, del lavoro, del proprio status sociale”. Ne è convinto il teologo Franco Giulio Brambilla, della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, che anticipa al Sir alcuni spunti della relazione che terrà domani, in occasione del seminario sul tema “Ripensare la parrocchia”; organizzato a Roma dal Servizio Cei per il progetto culturale in vista dell’Assemblea dei vescovi in programma ad Assisi, dal 17 al20 novembre. “Quando ognuno di noi stabilisce un rapporto pratico con la fede, senza la richiesta di ulteriori appartenenze, ritrova la parrocchia”, fa notare il teologo: “Il credente trova la comunità parrocchiale ancora oggi persuasiva per una serie di momenti che costituiscono la trama della sua esperienza: per i sacramenti dei figli, per la scuola materna, per il gruppo giovanile accogliente, per la scuola privata sicura”. Nello stesso tempo, osserva però Brambilla, la parrocchia “sembra avviarsi ad una modalità di presenza sul territorio che si prospetta come una galassia di piccole comunità selettive ed elettive”, in base alla quale “ognuno sceglie la propria comunità”. Per reagire a questa tendenza, sostiene il relatore, bisogna superare “l’immagine della parrocchia identificata con il parroco, autonoma e autosufficiente”, per valorizzare invece la parrocchia come luogo in cui “operare la saldatura tra fede cristiana e condizioni della vita civile quotidiana”. Il seminario di domani si aprirà con l’intervento di mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei.
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