” “Un chiaro invito a “non umiliare i poveri”, a “rispettare la dignità della persona umana” e a perseguire “il bene comune” è stato rivolto oggi dall’arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, ai partecipanti all’incontro per il 50° anniversario della Federazione mondiale dei pubblicitari, in corso a Bruxelles sul tema “Un buon nome è la migliore pubblicità”. Ricordando che la pubblicità può contribuire “al progresso economico, sociale e perfino morale”, l’arcivescovo si è autodefinito “un ammiratore più che un utente” di tale comunicazione, “una delle migliori esistenti per la fantasia e la scelta delle parole e delle immagini”. Dalla quale anche “l’annuncio del Vangelo può imparare in termini di creatività e di tecniche comunicative”: noi, ha detto il presule, “abbiamo il messaggio più importante del mondo” ma “spesso siamo noiosi”. Richiamando il documento vaticano pubblicato sei anni fa “L’etica nella pubblicità”, mons. Foley ha quindi ribadito alcuni principi di responsabilità da tenere sempre a mente. Di qui la raccomandazione ai pubblicitari di non “insinuare l’idea che il possesso di determinati oggetti renda migliori” perché “la dignità umana si basa sull’integrità e autenticità della persona”, e tale errata convinzione finisce per creare “sensi di inadeguatezza in chi non è in grado di permettersi certi beni di consumo”. Ma la dignità della persona va salvaguardata anche dallo “sfruttamento che i media fanno, in particolare delle donne, spesso trattate come oggetti”. Infine, con riferimento alle campagne elettorali, l’arcivescovo ha richiamato la necessità di un'”informazione onesta”.