” “I fenomeni di “violenza estrema”, come quello del terrorismo, “sono anche l’effetto di una società opulenta, per cui non ci sono più riferimenti etici, conta solo la corsa al successo, al consumo, all’esercizio sfrenato del potere”. Ne è convinto Giuseppe Savagnone, insegnante di filosofia a Palermo e responsabile della pastorale della cultura in Sicilia, che commenta in questi termini al Sir le affermazioni fatte da alcuni esponenti delle Brigate Rosse – e riportate oggi dai giornali – che hanno inneggiato alla “lotta armata” e alla “lotta di classe di lunga durata”, in particolare contro le riforme sociali ed economiche. “Ci lamentiamo spiega Savagnone invitando ad un ‘esame di coscienza collettivo’ che rifiorisca la violenza: in realtà, l’abbiamo coltivata dentro di noi, perché il terrorismo non è che l’immagine ‘specchiata’ di una società neocapitalista basata sul consumo, sulla violenza e la sopraffazione reciproca”. Quella di oggi, infatti, è una “crisi di razionalità e di etica pubblica senza precedenti”, evidente in “una politica sempre più arrogante, prepotente, dove la verità e la ragione vengono messe da parte”. La risposta, comunque sia, non può mai essere violenta, “la ‘linea’ dei terroristi rimane sbagliata e perdente su tutti i fronti, non solo moralmente, ma perché finisce col produrre guasti ben peggiori in termini di prevaricazione”.