” “Una “valutazione caso per caso” di “costi e benefici, rischi e vantaggi” degli Ogm, cercando di individuare “un sistema agricolo tale da risultare compatibile con il benessere di tutti, ricchi e poveri, Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo”. Questa, in sintesi, la “metodologia” di approccio agli organismi geneticamente modificati auspicata dai partecipanti al seminario di studio su “Ogm: minaccia o speranza?”, organizzato in Vaticano dal Pontificio consiglio della Giustizia e della pace. “Reale necessità, sicurezza per l’uomo e per l’ambiente, assenza di effetti negativi diretti nel caso degli animali”: questi alcuni requisiti che ogni prodotto geneticamente modificato dovrebbe possedere, ha sottolineato Giuseppe Bertoni, ordinario di zootecnica speciale all’Università Cattolica. Per evirare, invece, che l’opinione pubblica sia “turbata” dai “rischi” di tali nuove tecnologie, ha aggiunto il docente, ci vogliono “scienziati più consapevoli degli aspetti etici”, ma anche “giornalisti più attenti”, in grado di “recepire il dato scientifico per renderlo comprensibile al comune cittadino, ma senza cedere alla facile tentazione di creare sensazione od allarme”. A partire dal 1986, ha reso noto Francesco Sala, docente di Botanica all’Università di Milano, l’Unione europea ha sovvenzionato con oltre 70 milioni di euro uno studio sugli dal quale risulta che gli Ogm non presentano “rischi”, come altre ricerche condotto in Usa, ma anche in Cina ed in India, confermano. Per quanto riguarda l’ambiente, ha aggiunto Sala, “non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri che gli ogm abbiano effetti tossici sull’uomo e sugli animali”.