” “”Non ci deve essere alcuna illusione: non si tratta di religione, né di scontro di civiltà, si tratta piuttosto di organizzare la vita interna dei popoli e la vita delle relazioni internazionali secondo umanità e giustizia. E si deve anche evitare di avere fiducia nella forza militare come tale”. È il commento di mons. Elio Bromuri, esperto in ecumenismo e dialogo interreligioso, all’attentato terroristico di Nassiriya di ieri, in cui hanno perso la vita 12 carabinieri, 5 militari e due civili, tutti italiani. “Ha fatto bene il Governo – scrive Bromuri nella nota che esce sul Sir di domani (on line questa sera) – a promuovere giorni fa un incontro interreligioso per favorire un clima più sereno tra uomini di fedi diverse. Si deve continuare così, per questo settore. Di fronte a chi è disposto a morire, e lo fa con agile prontezza, non basta la forza per impedire che nuoccia a se stesso e agli altri. Bisogna espellere il veleno dell’odio che cova in quegli esseri umani divenuti disumani verso se stessi e gli altri. I nostri militari, pur facendo parte di un esercito, erano a servizio del superamento della fase critica e dell’avvio di una vita normale per quel Paese. A loro va reso onore e gratitudine”. Ma, conclude l’esperto, “il processo di pace non può essere delegato a dei generosi volontari. Deve essere un compito generale dell’intera società in tutte le sue articolazioni, dalla politica all’economia alla sanità all’educazione. Sì, anche alla religione, per la sua ‘forza debole’ che è la preghiera che può cambiare il cuore dell’uomo”.