CENTRI CULTURALI CATTOLICI: MONS. BETORI, IL “CASO ITALIANO” E IL RAPPORTO CON LE PARROCCHIE

” “In Italia, i 341 Centri culturali cattolici sono un “caso a sé”, non solo per la “ricchezza di iniziative che li contraddistingue” ma anche per il loro speciale rapporto con la “rete” delle 26 mila parrocchie, che costituiscono “l’asse portante della presenza ecclesiale nel territorio”. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenendo oggi alla Conferenza stampa di presentazione del “Vademecum dei Centri culturali cattolici nel mondo”, a cura del Pontificio Consiglio della cultura. “Riflettere sulla realtà della parrocchia – ha detto Betori ricordando che sarà questo il tema della 52a assemblea generale dei vescovi italiani, in programma ad Assisi dal 17 al 20 novembre – significa interrogarsi su quell’esperienza che ha saputo tradurre in modo concreto nella vita di una collettività il fatto che il Vangelo è il lievito nella pasta e la lampada nella casa. La parrocchia rimanda subito alla quotidianità della vita delle persone, delle famiglie, dei paesi o dei quartieri. Occorre però verificare, in questo tempo di rapido cambiamento, se tale rapporto con i diversi modi di vivere e di pensare è ancora reale e occorre eventualmente creare nuove condizioni nelle parrocchie perché la varietà e la complessità non siano motivo di chiusura, ma trovino risposta in una rinnovata e creativa testimonianza”. Di qui il rapporto tra Centri culturali cattolici e “progetto culturale”, in grado di “far lievitare un rinnovamento della vita parrocchiale”. “La diffusa domanda insieme di spiritualità e di approfondimento antropologico – ha concluso il segretario generale della Cei – spinge la parrocchia ad assumere il compito del discernimento culturale e a farsi promotrice di modalità di annuncio del Vangelo che siano ideate a partire dalle sollecitazioni della cultura attuale”.