” “”L’idea che il linguaggio audiovisivo sia naturale è sbagliata, per questo è necessaria un’educazione già a partire dalle scuole primarie”. Ne è convinto Andrea Melodia, giornalista, intervenuto oggi, a Roma, al convegno internazionale “Educazione ai media: esperienze dal mondo”, organizzato dall’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), dall’Unione cattolica stampa internazionale (Ucip) e dall’Università Lumsa. Melodia ha riferito alcuni dati: “l’interesse per i temi legati alla comunicazione è cresciuto molto negli ultimi anni. I corsi di laurea in scienze della comunicazione sono passati da 5 nel ’92 a ben 41 nello scorso anno, per un totale di 35 mila iscritti in tutte le regioni italiane rispetto ai 9.200 di soli due anni prima”. Alcune esperienze di “media education” nel mondo confermano l’importanza della scuola. “In Brasile – racconta Ismar De Oliveira Soares, presidente Ucip – stiamo lavorando a un progetto in 455 scuole di San Paolo che coinvolge 12 mila alunni. Lo abbiamo chiamato ‘edocomunication’ proprio ad indicare lo stretto legame tra comunicazione ed educazione”. A Malta, raccontano Joseph Borg e Mary Anne Lauri di Signis, associazione cattolica mondiale per la comunicazione, “già dal 1981 abbiamo iniziato a educare ai linguaggi dei media, prima nelle scuole elementari cattoliche e poi in quelle statali”. Per Roberto Giannatelli, dell’Università Pontificia salesiana, “il futuro è nella figura del media educator”.