“Come mai proprio da noi in Basilicata? Perché le scorie vanno smaltite proprio nella nostra terra?”. E’ quanto si chiede Francesco Porcari, responsabile dell’Ufficio per i problemi sociali e del lavoro della diocesi di Matera in merito al decreto di giovedì 13 novembre che prevede il sotterramento delle scorie accumulate dalla dismissione delle centrali nucleari e dalle attività di ricerca a Scanzano Jonico. “La Basilicata dichiara al Sir Porcari, riprendendo le parole del presidente dei vescovi della regione, mons. Agostino Superbo – è una terra che si sta dando da fare, che sta piano piano crescendo da se, si sta faticosamente risollevando da una situazione che già le è svantaggiosa. E allora perché lo Stato invece di darci una mano, contribuisce ulteriormente al nostro decadimento?”. Posizione condivisa da suor Maria Vittoria Molaroni, responsabile del Progetto Policoro a Matera (un progetto congiunto del Servizio nazionale pastorale giovanile, dell’Ufficio problemi sociali e del lavoro e della Caritas italiana che tenta una risposta concreta al problema della disoccupazione giovanile nel Sud): “Il decreto è negativo perché ancora una volta relega la Basilicata in una posizione da Sud del mondo, dimenticato da tutti e spazzatura del mondo; un decreto che inoltre penalizza gli imprenditori della zona, sviluppata soprattutto dal punto di vista turistico e agricolo”. Intanto non mancano le iniziative di preghiera: a Scanzano è prevista una Via Crucis presieduta da mons. Franco Conese, vicario della diocesi di Matera.