GIORNALISMO E CONFLITTI: ATENEO S.CROCE, “I MEDIA STIANO DALLA PARTE DELLE VITTIME, SENZA STRUMENTALIZZARLE”

” “”I media devono essere dalla parte dei deboli e non agire in sudditanza dei potenti. In un conflitto, quindi, la loro prospettiva deve essere quella delle vittime. Ma attenzione: mettersi dalla parte delle vittime non vuol dire strumentalizzarle”. È l’avvertimento di Norberto G.Gaitano, decano della Pontificia Università della Santa Croce e docente di opinione pubblica, durante la Giornata di studio su “Giornalismo e conflitti” in corso oggi a Roma, per iniziativa della Pontificia Università della Santa Croce e dell’Accademia Romana delle arti, in collaborazione con le Pontificie Università Salesiana e Gregoriana. Il suo giudizio sulla copertura mediatica della guerra e del dopo-guerra in Iraq è negativo, “basti pensare che la Cnn aveva due tipi diversi di programmazione, una a livello nazionale e una internazionale. I giornalisti – anche di fronte a tante pressioni e condizionamenti – devono avere il coraggio di dire la verità, tentando di cambiare dall’interno i grandi media e cercando fonti alternative. È importante che non si scoraggino diventando scettici, cinici, o peggio, ideologici”. Gaitano ricorda che “l’informazione non può promuovere la xenofobia e il razzismo” ma “la non violenza come via di soluzione dei conflitti”. Secondo Diego Contreras, docente di analisi e pratica dell’informazione all’Università della Santa Croce, “la conflittualità è radicata nel Dna di un determinato tipo di giornalismo, senza bisogno di eventi gravi e disastrosi”. Ma di fronte a situazioni di conflitto complesse, a suo avviso, il giornalismo “deve rendere conto dello stato delle cose con equanimità (non neutralità), ossia agendo con senso di giustizia”.
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