” “Potrebbe essere vicina all’annullamento la Direttiva sul ricongiungimento familiare dei cittadini immigrati dei paesi-terzi residenti in uno Stato dell’Unione, che ha trovato finora l’opposizione delle associazioni e organizzazioni europee a tutela dei diritti dei migranti. Lo annuncia oggi il Coordinamento europeo per il diritto degli stranieri a vivere in famiglia, organismo nato nel ’94 che riunisce una cinquantina di realtà laiche e confessionali di Spagna, Francia, Italia, Belgio, Germania per una azione di lobby politica presso le istituzioni europee. La Direttiva, pubblicata dalla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il 3 ottobre scorso, potrebbe essere ratificata dagli Stati entro 2 anni. Il Coordinamento si oppone perché “restringe enormemente il diritto degli stranieri a vivere in famiglia spiega il segretario Riccardo Zoggia e conferisce agli Stati il diritto di porre condizioni talvolta insormontabili”. Ad esempio dà agli Stati “la possibilità di rifiutare i figli maggiori di 12 anni; di dilazionare le entrate arrivando anche a tre anni di attesa; di vietare loro l’accesso immediato al lavoro; di rimettere in questione l’autorizzazione al ricongiungimento in caso di rottura nella vita familiare”. Anche la Commissione delle libertà del Parlamento europeo si è pronunciata lo scorso 21 ottobre contro la direttiva, mentre la Commissione giuridica e del mercato interno delibererà il 26 novembre sulla possibilità di ricorrere in appello alla Corte di giustizia delle Comunità europee per chiederne l’annullamento. I soggiornanti per motivi familiari in Italia sono 479.330 (il 31,7% del totale). Nel 2002 i visti di ingresso concessi per ricongiungimenti sono stati 62.063. La famiglia è il secondo motivo d’ingresso (29,1%), subito dopo il lavoro (35,8%).