“Le città europee, nei prossimi decenni, avranno il compito di parlare più esplicitamente delle radici cristiane e dei valori in esse contenuti”. Ne è convinto mons. Egon Kapellari, vescovo di Graz, intervenuto oggi a Genova al convegno “Da una capitale all’altra: Graz 2003-Genova 2004”, organizzato dalla diocesi ligure in occasione dell’appuntamento Genova 2004, capitale europea della cultura. “Nelle sfide economiche, sociali, politico-mondiali del XXI secolo, l’Europa e le sue città – ha detto mons. Kapellari – hanno bisogno di cristiani impegnati, cittadini della ‘civitas terrena’ e della ‘civitas Dei'”. Infatti, ha spiegato, “essere cristiano non significa soltanto essere solidale e critico con la società. Essere cristiano significa anche pensare e sperare oltre il mondo. I cristiani dovrebbero dare allo Stato e alla società non solo costrettamene, bensì, generosamente, disponendo di ricche energie spirituali e attingendo alle fonti di fede”. Tre, dunque, le sfide per il cristiano nella cultura urbana europea: “essere solidale; essere critico; attingere la perspicacità del discernimento alle fonti della trascendenza di Dio”. Mons. Kapellari si è anche soffermato sul dibattito circa le radici cristiane nel Trattato costituzionale europeo: “malgrado l’argomentazione esaustiva degli episcopati europei, ma anche dei governi della Polonia e degli Stati dell’area neolatina, c’è il rischio che ci sarà solo un consenso minimo poco eloquente nel testo della futura Costituzione”. Attualmente la diocesi di Graz comprende 950.000 cattolici.