” “Giudica così, Gianni Borsa, esperto di politiche europee, la decisione assunta ieri dall’Ecofin che evita procedure e sanzioni contro Francia e Germania per l’eccessivo disavanzo pubblico e che ha suscitato la reazione della Commissione di Bruxelles e le proteste dei paesi Stati membri. La mossa dei ministri, scrive Borsa in una nota sul Sir di oggi (old.agensir.it), se “si spiega da un punto di vista politico – Francia e Germania sono i due giganti, assieme alla Gran Bretagna, dell’economia continentale; penalizzarne la ripresa con sanzioni e politiche di rigore potrebbe compromettere la crescita dell’intero sistema-Europa -, da un punto di vista giuridico si tratta di un’evidente forzatura delle misure che i Paesi dell’area-euro si sono dati al fine di proteggere la stabilità della moneta e mettere le economie al riparo da inflazione e pesanti debiti statali”. Una tale decisione “va a diretto discapito della credibilità della Commissione, che all’interno dell’Ue svolge il ruolo di “custode dei Trattati”. Con il ‘no’ all’esecutivo si voltano le spalle all’Unione”. Ma per l’esperto “ancora più grave appare il messaggio che si lancia rimettendo in discussione regole che di comune accordo sono state sottoscritte dai ‘soci’ dell’Unione. Riemerge così l’eterno conflitto tra interessi nazionali e orizzonti comunitari; una coincidenza negativa – e forse non casuale – con la stesura della Costituzione e alla vigilia dell’allargamento dell’Ue”. Due, conclude Borsa, i problemi aperti: “il Patto di stabilità ha bisogno di qualche aggiornamento e, contrariamente a quanto pensano alcuni ministri e capi di governo, la vicenda dimostra come l’Europa abbia bisogno di linee politiche economico-finanziarie comuni e coerenti, soprattutto per quei Paesi che hanno deciso di mettere nelle tasche la stessa moneta”.
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