NOTA SETTIMANALE: ANDREOTTI, LA STORIA, IL FUTURO DELL’ITALIA

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana –  Certamente l’assoluzione del senatore a vita Giulio Andreotti è una buona notizia. E’ una buona notizia per il Paese, è una buona notizia per il sistema politico, è una buona notizia per l’area già democristiana. Ci conferma che la classe politica della “Repubblica proporzionale” non era certamente peggiore di nessun’altra classe politica di nessun altro paese avanzato, ci conferma che il sistema politico italiano e in particolare la DC che per più di quarant’anni ne è stata il perno, sia pure con tutti i suoi evidenti difetti, non aveva alcuna connotazione malavitosa, come pur nugoli di giornalisti ed anche qualche storico di professione asservito alla propaganda hanno scritto e ripetuto in questi anni. Da costoro, e da tanti altri è giusto ora aspettarsi onorevole ammenda: hanno avuto torto. Già era peraltro emerso in tutta evidenza come l’ipotesi di sostituzione e riassetto per via giudiziaria di un sistema politico ha portato ad una clamorosa eterogenesi dei fini, cioè ad un risultato specularmente opposto ai progetti, come peraltro hanno da diversi anni riconosciuto gli esponenti più intelligenti della sinistra italiana.
Eppure l’assoluzione del senatore a vita Giulio Andreotti non sollecita solo a fare i conti con il passato (come pure inevitabilmente si va facendo a proposito del comportamento dei protagonisti del tempo). Sollecita a misurarsi con un problema irrisolto: quello della lunga, contraddittoria e non conclusa transizione italiana.
Ricorda che la Dc si è dissolta non solo per l’incalzante iniziativa delle procure, ma anche per un processo di dissoluzione interna, che ha segnato anche le altre grandi forze politiche. Ricorda che il terreno è ancora ingombro di quelle macerie e non si è ancora selezionata una nuova classe politica. Nessuno ha più la sfrontatezza di parlare di prima o di seconda repubblica, ma ai proclami si è sostituita una grande difficoltà ad articolare progetti e programmi.
Ed allora dalla sterminata messe dei discorsi parlamentari di Giulio Andreotti può forse essere estratto un breve intervento ad un ennesimo, inconcludente dibattito sulle riforme istituzionali, nella seduta pomeridiana di Palazzo madama lo scorso 22 gennaio. Stigmatizzando il rischio di una leucemia parlamentare, affermava, ricordando un momento ancora decisivo della nostra storia, il passaggio costituente (che a loro volta tanti vorrebbero con colpevole leggerezza passare agli archivi): “Eppure lavorare per le riforme con grandi convergenze è necessario. Deve guidare la saggezza del maggio 1947 quando, pur essendo andato in frantumi il Governo di coalizione del Cnl, l’Assemblea continuò il suo lavoro con immutato spirito di quotidiana solidarietà costruttiva”.