” “Una proposta che “suscita preoccupazione”, perché “anziché correggere la prima ferita già inferta al malato con la trasformazione degli ospedali in aziende”, sembra imboccare “una china sempre più pericolosa”: quella dell’ospedale “in subaffitto” o “a fini di lucro”. A parlare è Niccolò Piccione, responsabile della pastorale sanitaria della Conferenza episcopale siciliana (Cesi), che commenta in questi termini al Sir la proposta, attualmente in discussione presso la Commissione bilancio della Regione siciliana, di “vendere alle banche” gli ospedali per tentare di ripianare il deficit di due miliardi di euro nella sanità isolana. Stando alle anticipazioni dei giornali la proposta, che ha già suscitato un coro di proteste, consisterebbe nel dare alle aziende ospedaliere e Asl siciliane la facoltà di vendere i propri immobili alle banche (tramite una sorta di “leasing” riscattabile in dieci anni), le quali avrebbero però l’obbligo di mantenerne la destinazione d’uso. “Se l’ospedale diventa un ospedale in subaffitto, per di più a contatto con una realtà a fini di lucro come quella bancaria, chi dovrà curare l’uomo, che deve sempre restare al centro del mondo della salute?”, si chiede Piccione, ricordando tra l’altro che la regione Sicilia ha recentemente deciso di “sopprimere” 4.500 posti letto, con la motivazione di “cambiarne la destinazione” (da quella per “malati cronici” a quella per “terapie di riabilitazione”) e i conseguenti “gravi danni” per un “considerevole bacino di utenza”. Il responsabile della pastorale regionale siciliana manifesta la “speranza in un cambiamento di rotta” nelle politiche siciliane a tutela della salute, che vadano nella direzione del malato come “titolare di diritti”.