“Il giudice non può lavorare da solo, ma collocandosi all’interno di un contesto in cui intervengano assistenti sociali, psicologi, pedagogisti, che aiutino i minori ad esprimere meglio i loro vissuti”. Eugenio Fizzotti, salesiano, del Centro di Locri, interviene in questi termini sulla riforma dei tribunali per i minorenni, bocciata alla Camera e oggi ancora al centro dell’attenzione dei media. Sono 29 i tribunali per i minorenni in Italia, in cui lavorano 846 magistrati, di cui 182 togati e 644 onorari (i primi sono giudici ordinari, i secondi sono per la maggior parte psicologi e neuropsichiatri infantili, ndr.). “Il problema della criminalità minorile fa notare l’esperto al Sir è un problema molto ampio, che va affrontato non soltanto nelle aule dei tribunali, ma cercando di indagare sulle radici del disagio, che affondano spesso nel vissuto familiare ma sono anche il frutto di ‘modelli’ imposti dalla società dei consumi” “Modelli”, questi, che per Fizzotti “risultano ‘irraggiungibili’ per i ragazzi, provocando così in loro un senso di frustrazione che può anche arrivare a tradursi in azioni criminali”. Di qui la necessità, sostiene il salesiano, di un “lavoro di rete” che “proponga alle nuove generazioni modelli non astratti come quelli dei grandi calciatori o degli uomini di spettacolo, ma “adulti credibili” in grado di insegnare ai minori a “discernere tra i vari modelli proposti dalla tv o dalla pubblicità e a sapersi confrontare in maniera critica con essi”.