” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. Gli ultimi, frenetici giorni del Natale consumistico sono segnati dalla protesta degli autoferrotranvieri. Il rinnovo del contratto, siglato dalle tre organizzazioni confederali, è contestato dalla base con scioperi “selvaggi”: è caos in molte città. La protesta rientrerà, di fronte da un lato ai provvedimenti disciplinari e alle denunce, dall’altro alla naturale fisiologia delle proteste più o meno “spontanee”, destinate a una progressiva diminuzione di intensità. Eppure ci sono due lezioni di non breve momento che si possono trarre. La prima è sul meccanismo di disciplina dello sciopero nei pubblici servizi: oggetto di una regolamentazione recente, rappresenta certamente un elemento qualificante del sistema dei “diritti di cittadinanza”. Occorre radicarlo sempre meglio nella coscienza e nel sistema normativo collettivo. Ma perché i cittadini non si sono sentiti di esprimere una condanna senza appello nei confronti degli scioperanti, di fronte a disagi certamente assai rilevanti?
” “Ecco il secondo motivo di riflessione: il destino di quel ceto medio allargato che, certamente anche utilizzando nicchie e privilegi salariali piccoli e grandi, ha caratterizzato, nei decenni centrali della seconda metà del ventesimo secolo, il grande sviluppo della società italiana. Ne ha assecondato le nevrosi, ma ha anche determinato il fatto che questo sviluppo, questa trasformazione straordinariamente rilevante degli stili di vita e delle culture collettive, non abbia causato traumi e rotture. Oggi quel ceto medio allargato è in una situazione di progressiva erosione: il sistema non sembra più tenere. Cala il risparmio, un senso di precarietà serpeggia in modo sempre più evidente. Resta la famiglia come grande ammortizzatore, ma la forbice tra le generazioni, in termini di tutele e di diritti, sembra ampliarsi sempre più, mentre il tasso di natalità, sempre fermo ai minimi continentali, esprime un senso di diffusa incertezza. Per carità: alcun catastrofismo è giustificato. Ma è necessario riflettere. Se le statistiche sul reddito complessivo non denunciano particolari timori, è anche perché la distanza sociale si sta progressivamente allargando. E questo non è un dato positivo. Gli scioperi che si stanno moltiplicando in particolare nei servizi insomma sono un campanello d’allarme, cui dare risposte convincenti in termini di rilancio di prospettive condivise e aperte di sviluppo e soprattutto di coesione sociale. In un quadro ormai europeo. Tutti i nostri partners continentali infatti sono alle prese con un processo simile e una grande priorità politica: rilanciare un grande processo di inclusione e di sviluppo, per tutti.