” “”Salvaguardare il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria patria”: questo, per il Papa, il primo dovere in materia di immigrazione. “Grazie a un’oculata amministrazione locale e nazionale, a un più equo commercio e a una solidale cooperazione internazionale secondo Giovanni Paolo II ogni Paese deve essere posto in grado di assicurare ai propri abitanti, oltre alla libertà di espressione e di movimento, la possibilità di soddisfare necessità fondamentali quali il cibo, la salute, il lavoro, l’alloggio, l’educazione, la cui frustrazione pone molta gente nella condizione di dover emigrare per forza”. Per garantire, inoltre, il “diritto ad emigrare”, i governi devono “regolare i flussi migratori nel pieno rispetto della dignità delle persone e dei bisogni delle loro famiglie, tenendo conto delle esigenze delle società che accolgono gli immigrati”. “Nessuno resti insensibile dinanzi alle condizioni in cui versano schiere di migranti!”, spesso “in balia degli eventi” e di “situazioni drammatiche”, è l’esortazione del Papa, che cita “bambini, giovani, adulti ed anziani dal volto macilento e con gli occhi pieni di tristezza e solitudine”, rappresentati dai media con “immagini toccanti” o “raccapriccianti”, talora vittime di “restrizioni” nei campi di accoglienza. Definendo “lodevole” lo “sforzo” di “non poche organizzazioni pubbliche e private” a favore dei migranti, il Papa invita a “denunciare il traffico praticato da sfruttatori senza scrupoli che abbandonano in mare persone alla disperata ricerca di un futuro meno incerto”. “Se si favorisce un’integrazione graduale fra tutti i migranti – è la tessi del Santo Padre si corre meno il rischio che gli immigrati si concentrino formando veri e propri ‘ghetti’, dove isolarsi dal contesto sociale, finendo a volte per alimentare addirittura il desiderio di conquistare gradualmente il territorio”.
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