” “Nel “deserto della storia”, solo “l’amore salvifico” di Dio, segno della sua “premura paterna nei confronti del popolo”, può “sostenere e rigenerare” l’umanità. Lo ha detto oggi il Papa, che nella tradizionale udienza generale è tornato su uno dei temi a lui più cari nelle catechesi più recenti: il rapporto tra Dio e la storia, tra l’opera salvifica divina e l’agire dell’uomo sulla terra. Commentando il salmo 113, sull’esodo di Israele dall'”oppressione egiziana” fino all’ingresso nella “terra promessa”, Giovanni Paolo II ha fatto notare che “il Mar Rosso dall’esodo dall’Egitto e il Giordano dell’ingresso nella Terra santa sono personificati e trasformati in testimoni e strumenti partecipi della liberazione operata dal Signore”. Anche l’acqua scaturita dalla rupe di Meriba, ha aggiunto il Santo Padre commentando la parte finale del salmo, è un “prodigio” alla cui “base” c’è la “premura paterna” di Dio “nei confronti del popolo”. “Il gesto acquista ha concluso il Papa un significato simbolico: è il segno dell’amore salvifico del Signore che sostiene e rigenera l’umanità mentre avanza nel deserto della storia”.
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