” “”Non vi chiediamo di partecipare solo a una iniziativa, vi chiediamo di vivere con consapevolezza la cultura di pace che si è diffusa da quando alla fine della seconda guerra mondiale si levò il grido ‘mai più la guerra’”. È quanto scrivono le presidenze nazionali di Ac, Agesci e Fuci, il ‘Movimento giovani per un mondo unito’ e la consulta nazionale in Italia del ‘Movimento giovanile salesiano’, in una lettera comune inviata oggi in vista delle iniziative che domani si svolgeranno “in tante città del mondo per domandare la pace”. “Stiamo vivendo giorni difficili e tristi – si legge nel messaggio. Giorni in cui il termine ‘guerra’ è tornato ad abitare la nostra quotidianità. Alcuni parlano di una guerra necessaria per liberare un popolo oppresso. Altri l’hanno definita generosa. Altri ancora la chiamano preventiva. Quasi che l’arma della legittima difesa possa essere brandita contro le sole, eventuali, intenzioni del nemico. Noi la chiamiamo guerra della paura”. I firmatari della lettera sono convinti che “ci vuole il coraggio di scegliere la pace, cioè dare speranza, offrire opportunità, rendere accessibili per tutti cibo, casa, scuola, cure mediche e lavoro”. Sono altresì convinti che “costruire la pace significa lavorare per la giustizia, facendo una politica che dia regole e istituzioni internazionali democratiche ed eque; significa lavorare per la verità: non stancarsi mai di approfondire, non accontentarsi di uno slogan, ma guardare ad ogni persona come ad altri noi stessi, da rispettare, ma soprattutto da incontrare. Significa anche cercare informazioni non di parte, non lasciarsi ingannare da chi promette la pace con i mezzi più terribili di distruzione e morte. Costruire la pace significa lavorare per la libertà e amare”. Nella lettera si ricorda infine che “i costruttori di pace stanno agendo”: “Molti sono già all’opera nelle proprie famiglie, nelle città, nel quotidiano, nelle piccole cose. Il Papa ha inviato il card. Roger Etchegaray a Baghdad rafforzando la via del dialogo. Altri sono impegnati a dare centralità alle Nazioni Unite”. Anche il Vis, Volontariato internazionale per lo sviluppo, ha inviato oggi un comunicato per esprimere il proprio ‘no’ alla guerra. “Siamo contro la guerra – si legge nella nota. Questo strumento non serve per risolvere le disuguaglianze: se lo utilizziamo oggi, come arma preventiva, siamo responsabili di incamminarci su una strada senza ritorno”.