” “”Tecnoautismo”, ovvero incapacità di esprimere le proprie emozioni senza l’aiuto delle nuove tecnologie, “tech-abuse”, ossia difficoltà a porsi in relazione con le persone reali, “webcam abuse” che indica la propensione se non l’ossessione a spiare gli altri attraverso appositi siti Internet. Sono alcune delle nuove patologie di cui ci si può ammalare con un uso smodato di Internet, e se le ultime due riguardano quasi esclusivamente giovani adulti, vittime del tecnoautismo sono soprattutto i bambini. Se ne è parlato ieri sera a Roma in un convegno promosso dall’Aippc (Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici) su “La mente virtuale” nel corso del quale è stata presentata una ricerca condotta su un campione di 109 bambini di età compresa tra i sei e i nove anni. “Il 15%-20% del nostro campione naviga regolarmente in Internet, chatta e soprattutto cerca amicizie in rete; desta viva preoccupazione il fatto che la tecnologia sia assunta a modalità di interazione con gli altri” ha spiegato il presidente Aippc e coordinatore dell’indagine, Tonino Cantelmi. Il 70% dei bambini maschi gioca quotidianamente con i videogames per un paio d’ore, con abusi che superano le cinque ore nel 5% dei casi; soglia di allarme superata anche dal 5% dei bimbi che naviga su Internet per oltre cinque ore al giorno. Di qui “la necessità che i genitori accompagnino i ragazzi nell’uso dei nuovi media; se vengono lasciati soli vi è il rischio che ne vengano schiacciati” ha osservato la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, Maria Burani Procaccini. A tale fine è stato presentato un vademecum per famiglie ed insegnanti sull’uso consapevole dei mezzi di comunicazione. “E’ urgente attrezzare i genitori” ha affermato la presidente dell’Osservatorio sulla famiglia della Regione Lazio, Olimpia Tarzia, annunciando l’avvio a breve di “un progetto regionale teso a fornire alle mamme un sorta di ‘alfabetizzazione’ informatica e sul web”. Ma è soprattutto “l’accompagnamento, in senso più ampio, di educatori presenti e discreti nel percorso di crescita dei fanciulli, ad evitare che questi cadano nelle trappole del virtuale” ha avvertito il rettore della Pontificia Università Gregoriana, Franco Imoda. Concorda l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, convinta che occorra “educare i ragazzi con principi ‘forti’ al discernimento e al senso di responsabilità”.