” “”Intervenire con tutti i mezzi a disposizione. Subito!”. È l’appello inviato a tutti i parlamentari italiani da diciannove associazioni di volontariato e del mondo della cooperazione impegnate nella Locride, per sottolineare l’attuale ‘stato di allerta’ in cui versa questa zona della Calabria. “Le scriviamo – si legge nella lettera – come se questo atto fosse l’ultima scialuppa di salvataggio in un naufragio imminente. Le scriviamo dopo aver sollecitato in diversi modi civili e democratici l’intervento e la presenza di uno Stato che sembra oggi più che mai lontano dalla nostra terra”. I firmatari dell’appello apprezzano “le lodevoli iniziative di lotta alla criminalità e all’usura portate a termine, anche in questi giorni”, ma sono ancora “un piccolo segno” dinanzi alla situazione “del territorio e dei singoli paesi, dove tutto pare regolato dalla discrezionalità mafiosa. Ogni giorno sembra di assistere ad un bollettino di guerra: attentati, esercizi commerciali minacciati, racket, usura, traffici”. Lunedì scorso contro l’auto su cui viaggiava don Giuseppe Campisano, uno dei sacerdoti più impegnati nel campo del sociale e del lavoro nella diocesi di Locri-Gerace, sono stati esplosi due colpi di pistola. Lo stesso sacerdote sabato 15 febbraio ha ricevuto nuove intimidazioni: in una busta infilata nella buca della posta gli sono stati recapitati tre bossoli di pistola. Attentati di varia natura sono state subiti nei mesi scorsi da due cooperative inserite nel Progetto Policoro, promosso dalla Cei. “Potete immaginare – scrivono le associazioni – il devastante significato culturale di questi segni: mentre noi ripetiamo ai giovani di ‘osare il lavoro’, di avere il coraggio di costruirsi il proprio futuro, questi atti plateali insegnano il contrario”. Per questo, “come associazioni e cooperative continueremo a promuovere nuove occasioni di lavoro, ad organizzare iniziative e servizi sociali, ad essere vicini a chiunque promuove la legalità, a educare nelle scuole e nei gruppi. Come realtà ecclesiali continueremo ad essere vicino alla gente, ai più poveri”. Tuttavia, concludono le associazioni, “se anche questi ultimi atti passassero impuniti, tutto diverrebbe possibile e avremmo sulla coscienza non solo qualche ‘martire’ in più, ma soprattutto la paralisi di un processo di risveglio del territorio che ha visto tanti giovani credere in una Locride diversa”.