INFORMAZIONE E CONFLITTI: IL VERO NEMICO DEL GIORNALISMO È L’IDEOLOGIA

” “”Il vero nemico del giornalismo è la lettura ideologica, a volte approssimata della realtà” – ha detto Paolo Naso, caporedattore di ‘Confronti’ e del programma rai ‘Protestantesimo’, intervenendo oggi in Campidoglio alla conferenza internazionale “Media e verità”, organizzata da “Religions for Peace – Europe”. “Descrivere male, schematizzare o peggio semplificare e dividere in buoni e cattivi” – prosegue – “è tanto più dannoso quando si parla di religioni o di conflitti come quello medio Orientale”. “Informazione non è un’arma per fare crociate” – precisa John Allen, vaticanista americano del National Cahtholic Report -. “Il comunicatore deve fare cronaca” – aggiunge Davide Willey, corrispondente da Roma per la Bbc – in modo chiaro e trasparente”.
” “Se da una parte si discute sulla formazione dei giornalisti – spesso insufficiente o addirittura del tutto privo di conoscenza delle religioni – dall’altra l’attenzione è rivolta ad un uso strumentale dei media. “Per quanto concerne il Medio Oriente” – riferisce Hanna Siniora, giornalista palestinese del “Jerusalem Times” – “è in corso una vera e propria battaglia per conquistare l’opinione pubblica, specie negli Stati Uniti”. Secondo Siniora, “il popolo americano non è ben consapevole di ciò che sta accadendo”. Nel 2001 “solo il 4% degli articoli del New York Times che affrontano la questione israelo-palestinese citano i territori occupati” e “questo avviene anche nel 90% delle reti televisive”. “La paura è un’arma che uccide l’anima e rende le persone incapaci di dialogare”, conclude Siniora. Anche i giornalisti israeliani denunciano il “cattivo giornalismo” sul conflitto in medio Oriente. Yossi Klein Halevi (“The Jerusalem Post”) parla di “linciaggio di Israele nei media europei”. Fefi Henndler (corrispondente da Parigi per “Maariv”) chiede che “Israele sia trattato con lo stesso equilibrio e lo stesso tatto che si riserva ai governi europei”. “Le vignette satiriche che accostano i Kamikaze ai coloni israeliani conclude Henndler – “diffondono una percezione sbagliata di Israele e non aiutano il dialogo”.