‘FIAT’ DI TERMINI IMERESE E ‘PERUGINA’: FARE OGNI SFORZO PER SALVARE I POSTI DI LAVORO

” “”Una boccata d’ossigeno per i mille e ottocento lavoratori della Fiat di Termini Imerese, rientrati in fabbrica per le cinque settimane annunciate”: è il primo commento di don Rosario Francolino, parroco della parrocchia del Carmine nella città siciliana, cui fa seguito una domanda: “Se questa notizia conferma le linee generali del piano di rilancio già annunciate, ci si chiede però cosa potrà succedere a settembre, quando la fabbrica dovrebbe riprendere al 50 per cento delle sue attuali potenzialità”. La prospettiva per la città siciliana è quindi che il problema della disoccupazione si sposti in realtà semplicemente più in là di qualche mese. “Mentre si parla della vendita di Fiat alla General Motors e si pensa alla ripresa dopo l’estate – prosegue il parroco – tra la gente si vive una calma apparente. Le autorità locali, consapevoli della gravità della situazione, parlano di puntare sul turismo quale vera vocazione del territorio. Sono troppe le cattedrali nel deserto che ci ricordano scelte politiche non tradotte in risultati concreti. La prospettiva turistica appare quindi l’unica praticabile per valorizzare un territorio meritevole da molti punti di vista”. Don Francolino ricorda anche che, accanto al turismo, andrebbe incrementata l’attività agricola che – afferma – “potrebbe dare grandi risposte all’economia locale”.
” “Un altro grido d’allarme per posti di lavoro che potrebbero svanire viene in questi giorni da Perugia. La Caritas diocesana ha diffuso una nota in cui ricorda che “dopo l’episodio della Pasqua di quattro anni fa, nuovamente i dipendenti dello stabilimento ‘Perugina’ e l’intera città vivono giorni di forte apprensione per le sorti di 220 famiglie, che potrebbero trovarsi in serie difficoltà se la Nestlè non rivede le sue scelte aziendali”. La Caritas ritiene che una scelta di “riassetto organizzativo”, così come è stata presentata dall’azienda, andrebbe a penalizzare soprattutto i lavoratori. “Decisioni di questo genere, pur ‘legittime’ che siano – afferma la nota – non possono essere fatte pagare agli ‘ultimi’, in questo caso i lavoratori dello stabilimento ‘Perugina’”. La Caritas diocesana esorta nella nota “tutte le parti e le istituzioni al dialogo, affinché si giunga presto ad una soluzione positiva della vertenza per il bene dei suoi protagonisti e dell’intera comunità cittadina”.