” “La presenza degli immigrati in Italia, ha detto il cardinale Ruini, può avere “conseguenze positive per le nostre comunità cristiane” perché aiuta a “formare una mentalità e una sensibilità più cattolica e missionaria”. In questo senso potrà assumere una “nuova carica di motivazione e di operatività” il Centro missionario, si potrà rafforzare il “filo diretto con i missionari lontani”, e l’immigrazione potrà essere considerata come “grande evento missionario” che può “contribuire a vedere gli immigrati sotto una luce positiva, superando o ridimensionando sospetti e pregiudizi nei loro confronti”. Lo stimolo ad evangelizzare i migranti, ha suggerito il cardinale Ruini, “deve essere alimentato in tutte le sedi di formazione, dalla liturgia alla catechesi, dagli incontri di gruppo alla programmazione della vita parrocchiale”: nei centri di ascolto, nella scuola (“non soltanto quella cattolica” attraverso gli insegnanti di religione), negli ospedali e nelle carceri, negli oratori e nei centri giovanili, nei gruppi scout, attraverso la costituzione di “piccoli gruppi del Vangelo” misti di cattolici italiani e stranieri nell’ambiente lavorativo, durante la “Giornata o Festa dei popoli” organizzata da parrocchie e movimenti ecclesiali. Ma soprattutto, ha sottolineato, attraverso una strada “che passa attraverso il racconto della propria fede”, “con tanta partecipazione personale, convinzione e “passione”. Il cardinale Ruini ha evidenziato l’importanza della formazione degli operatori pastorali, in particolare sfruttando l’esperienza dei sacerdoti fidei donum rientrati e delle tante presenze straniere (circa 49.000) presenti a Roma per “motivi religiosi” e di studio. E ha riconosciuto il lavoro del migliaio di preti stranieri inseriti nel lavoro pastorale ordinario delle diocesi e delle decine di sacerdoti dediti alla cura pastorale dei connazionali nei 400 centri pastorali etnici ufficialmente documentati. Infine, ha sottolineato la “dimensione ecumenica delle migrazioni”, per intensificare la collaborazione tra cattolici e cristiani non cattolici, soprattutto ortodossi dell’Europa dell’Est, che riconoscono “la fraterna attenzione della Chiesa italiana” nel mettere a loro disposizione luoghi di culto per le celebrazioni.
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