” “Una nuova forma di partenariato e collaborazione “alla pari” per lo sviluppo dei due continenti: è l’auspicio espresso oggi a Lisbona in apertura dell’incontro su “Africa ed Unione europea. Partners nella solidarietà. Il contributo delle Chiese”, organizzato da Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea), Sceam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) e Conferenza episcopale portoghese. Il congresso era stato pensato in vista del vertice governativo Africa-Ue che si sarebbe dovuto svolgere a Lisbona il 4 e 5 aprile, ma che è stato rimandato a data da destinarsi. Una ottantina i partecipanti all’incontro, tra vescovi africani, europei, economisti e politici. “Essere partners nella solidarietà – ha detto mons. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani (Congo) e presidente dello Sceam – è oggi un’urgenza, soprattutto in una situazione di globalizzazione e nonostante il magro contributo dell’Africa all’economia mondiale (2%)”. Per Monsengwo si tratta di “un partenariato per lo sviluppo dell’uno e dell’altro continente, con regole definite di comune accordo, altrimenti rischiano di essere dettate da interessi di parte o addirittura dalla legge del più forte”. L’arcivescovo di Kisangani ha invocato “uno sviluppo integrale e solidale, senza il quale la pace è minacciata”: “Per non avervi prestato sufficiente attenzione – ha fatto notare – il mondo vive oggi una conflittualità e aggressività sempre crescente, nell’angoscia e psicosi dell’autodifesa e nell’insicurezza generale”. Per questo è necessaria una solidarietà “inventiva e creativa”, fatta di “umiltà, modestia e carità”, in modo che le parti “possano vedere l’altro – persona, popolo o nazione – non come uno strumento qualsiasi di cui sfruttarne a basso costo la capacità di lavoro e la resistenza fisica per poi abbandonarlo quando non serve più, ma come un nostro simile, un aiuto, per una partecipazione alla pari”. (segue)
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