” “In un mondo in cui “cinque miliardi di poveri dell’emisfero Sud premono alle frontiere del miliardo di ricchi dell’Emisfero Nord”, i “grandi della terra” devono impegnarsi per “un codice etico comune” in g rado di garantire una “globalizzazione solidale”. Lo ha detto mons. Pierfranco Pastore, segretario del Pontificio Consiglio della Comunicazioni sociali, intervenendo al Convegno su “Etica in Internet”, organizzato a Roma dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana). Giustizia, solidarietà e sviluppo equo e sostenibile: questi, per l’esponente vaticano, i principi “indispensabili” affinché “la globalizzazione sia governata dalle ragioni del bene comune dei cittadini del mondo intero”. Di qui la necessità di “adeguati e legittimi meccanismi di controllo, se si vuole evitare che i rapporti sociali siano ridotti esclusivamente a fattori economici e che gli esclusi e gli emarginati rimangano senza tutela in balia del più forte”. Per governare le nuove tecnologie, e in particolare Internet, secondo Pastore “occorre un codice etico comune”, che però “non significa un unico sistema socio-economico o un’unica cultura dominante”. Al contrario, occorre “impegnarsi per garantire che in questo processo vinca tutta l’umanità e non solo una ricca élite che controlla risorse e tecnologia”. Per superare, dunque, il “grave problema di morale collettiva” del cosiddetto “digital divide” (il divario tecnologico tra i Paesi ricchi e quelli poveri, ndr.), è urgente promuovere “una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone”. “L’etica ha osservato Pastore richiede che la persona non venga sacrificata perla salvezza del sistema”, e le stesse commissioni etiche già istituite in tanti settori “dovrebbero essere del tutto indipendenti da interessi di parte, finanziari, ideologici o politici”. “Individuare e creare le condizioni per lavorare insieme, Nord e Sud del mondo, Paesi industrializzati e in via di sviluppo, istituzioni statali, parlamenti nazionali e organizzazioni non governative, movimenti religiosi e forze laiche”: questa la “ricetta” della Santa Sede, che auspica una “conversione culturale” per “risolvere problemi globali” come “povertà, malattie, ingiustizie, sfruttamento degli uomini e dei bambini”.