NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Questa guerra super-tecnologica del XXI secolo, con migliaia di bombe “intelligenti” pronte ad essere lanciate sull’obiettivo Iraq, attende, come i vecchi conflitti ottocenteschi, un casus belli. Questo però tarda a venire ed allora si accentua la “persuasione” mediatica (e non solo) sulle opinioni pubbliche più riottose, in particolare qui, nella “vecchia” Europa in cui la stragrande maggioranza non vuole una guerra “unilaterale”. L’obiettivo è presentare come “inevitabile” l’esplosione di un confitto verso il quale l’amministrazione Bush è da tempo pervicacemente determinata e sempre più esposta, anche con segnali di nervosismo poco rassicurante, come per l’eventualità, fatta filtrare nei giorni scorsi, di un uso tattico di armi nucleari.
” “Eppure troppe continuano ad essere le domande, le incognite, rispetto ad una escalation annunciata. Ad esse ha dato voce, con serenità, ma anche con pressante partecipazione, la Santa Sede. In concreto una questione etico-politica è evidente: questo annunciato conflitto si inserisce in un solido disegno politico-strategico, nel cuore di una regione esplosiva e tormentata, oppure rappresenta semplicemente un capitolo di politica di potenza, a sua volta foriero di una instabilità strutturale nell’intera area, che è anche un mosaico complesso di etnie?
” “Più strettamente politici sono gli interrogativi sul ruolo dell'”unilateralismo” americano sostenuto dall’attuale amministrazione in relazione ai problemi della governance mondiale nel nuovo secolo, con i connessi interrogativi sul ruolo e sull’identità dell’Unione Europea: con l’ingresso di Cipro, tra poco più di un anno, i confini dell’Unione saranno molto vicini all’Iraq.
” “Le domande, insomma, continuano ad essere ancora più delle risposte. Ma la difficoltà di legittimare questa guerra da parte degli Stati Uniti è anche la spia di una difficoltà di penetrazione politica in quest’area, che deve anch’essa fare riflettere. Perché in questi ultimi anni, prima e dopo la prima guerra del Golfo, non ci sono state evoluzione politiche in senso democratico in nessuno dei paesi dell’area? Resta la democrazia un’esclusiva dell’occidente? Ed allora come si configura l’identità dell’Onu, oggi ed in prospettiva?
” “Le domande sono tante, le risposte difficili. Ma nell’immediato in fin dei conti comunque tutto riporta a Baghdad, al regime di Saddam Hussein. A lui non soltanto l’onere di dimostrare di non detenere armi di distruzione di massa, in violazione delle disposizioni delle Nazioni Unite, ma, in maniera forse ancora più sostanziale, quello di falsificare una delle costanti della storia contemporanea, per cui i regimi autoritari, che dalle guerre traggono alimento, inevitabilmente portino alla rovina bellica.
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