GIOVANNI PAOLO II: LA PREGHIERA “CONTAGIA” CHI NON CREDE, ANCHE IN UN MONDO DOMINATO DALL'”ECLISSI DEL SACRO”

” “”In un mondo tecnologico minato dall’eclisse del sacro, in una società che si compiace in una certa autosufficienza, la testimonianza dell’orante è come un raggio di luce nell’oscurità”. Lo ha detto oggi il Papa, commentando il Salmo 116 nel corso della consueta udienza generale. Dopo aver ricordato che “il cuore della preghiera consiste nell’incontro e nel dialogo vivo e personale con Dio”, Giovanni Paolo II ha sottolineato che “l’esperienza orante deve irradiarsi nel mondo, trasformandosi in testimonianza presso chi non condivide la nostra fede”. Destinatari, per il Papa, devono essere quindi “tutti i popoli” e “tutte le nazioni”, affinché “di fronte alla bellezza e alla gioia della fede siano anch’esse conquistate dal desiderio di conoscere, incontrare e lodare Dio. In un mondo tecnologico – ha aggiunto –minato da un’eclisse del sacro, in una società che si compiace in una certa autosufficienza, la testimonianza dell’orante è come un raggio di luce nell’oscurità”. Giovanni Paolo II si è poi soffermato sul modo in cui la preghiera, se vissuta come “evento” in cui “il mistero della Divinità si svela come fedeltà e amore”, può contagiare anche chi non crede: “In un primo tempo – ha osservato il Pontefice tracciando una sorta di “fenomenologia” della preghiera – può solo incuriosire, poi può indurre la persona riflessiva a interrogarsi sul senso della preghiera e, infine, può suscitare un crescente desiderio di farne esperienza”. Per questo, ha concluso, “la preghiera non è mai un evento solitario, ma tende a dilatarsi fino a coinvolgere il mondo intero”.