” “”Un’esperienza molto dolorosa e toccante dal punto di vista umano. Vista la tragicità degli eventi, il nostro progetto è stato ovviamente sospeso e restiamo ancora in attesa di riscontri da parte della Nasa, che dovrà valutare la quantità e la qualità di dati raccolti”. A parlare è Giuseppe Andreoni, bioingegnere della Fondazione Don Gnocchi, che ha seguito in diretta dalla base di atterraggio di Edwards, in California, le fasi della tragedia dell’esplosione della navetta spaziale “Columbia”, avvenuta sabato 1° febbraio causando la morte dei sette membri dell’equipaggio. La divisione di Bioingegneria del Centro Irccs “S. Maria Nascente” di Milano della stessa Fondazione era protagonista di un progetto di ricerca – avviato da tempo – in collaborazione con altri soggetti fra cui l’Asi (Agenzia spaziale italiana), l’Esa (Agenzia spaziale europea) e la Nasa (agenzia spaziale americana). Un ciclo di esperimenti sullo Shuttle tendenti a valutare in un ambiente privo di gravità l’adattamento del sistema cardiovascolare e in particolare del baroriflesso (uno dei meccanismi di “controllo” del corpo umano più importanti per la regolazione della pressione arteriosa). “In base alle ultime notizie provenienti dai laboratori negli Stati Uniti ha proseguito Andreoni – una buona parte dei dati rilevati durante gli esperimenti in volo sono stati trasmessi a terra tramite telemetria e quindi saranno probabilmente disponibili in tempi ancora da stabilire. Attualmente sono in corso le varie indagini per capire le cause della tragedia e quindi tutto il materiale è ad esclusiva disposizione delle autorità preposte”. “Quando saranno disponibili questi dati ha aggiunto Marco di Rienzo, coordinatore del progetto di ricerca dovranno essere analizzati con grande rispetto, secondo il volere delle famiglie degli astronauti. In questo modo sarà possibile offrire un segno tangibile del contributo che i sette astronauti dell’Sts 107 hanno fornito alla scienza.
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