IMMIGRAZIONE: DOSSIER CARITAS/MIGRANTES; ITALIA, TERZO STATO MEMBRO DELL’UE PER NUMERO DI IMMIGRATI (3)

” “Concluse le operazioni di regolarizzazione, la presenza straniera complessiva in Italia conta 2.395.000 persone, includendo non solo i lavoratori ma tutti i soggiornanti regolari e persone che aspettano di essere regolarizzati, con una incidenza del 4% sulla popolazione residente. L’Italia si affiancherà alla Gran Bretagna o addirittura la supererà, diventando nell’Unione Europea il terzo Stato membro per numero di immigrati. E’ la previsione delineata dal “Dossier Statistico Immigrazione 2003” curato dalla Caritas nazionale e dalla Fondazione Migrantes della Cei. Secondo il Dossier, “la tendenza demografica negativa, il fabbisogno delle imprese e la necessità di lavoratori per l’assistenza familiare lasciano intendere che il numero degli immigrati continuerà ad aumentare”. Caritas e Migrantes ritengono che “bisogna abituarsi a questo aumento” e non “lasciarsi prendere dal panico”. “Può essere d’aiuto a tal fine – aggiungono – pensare che il futuro che ci può attendere è già presente in altri paesi: gli immigrati hanno un’incidenza del 10% negli Stati Uniti, del 16% in Canada e del 20% in Svizzera e in Canada”. “Il vero problema, quindi – si legge nel Dossier – non è il numero degli immigrati”, bensì “la mancanza di politiche che riescano ad essere inclusive nei confronti delle persone delle quali si ha bisogno. Va, perciò, sostenuto e potenziato l’impegno per una adeguata programmazione dei flussi, anche in collaborazione con i paesi di origine, e per l’integrazione socio-culturale degli immigrati”. Senza questo obiettivo ed orientamento, “la politica migratoria perde due dei suoi fondamentali cardini ed è condannata a risultare inefficace”. Caritas e Migrantes chiedono infine che si arrivi ad una “realistica presa in considerazione dei termini della questione” e in particolare affermano la necessità di tenere presenti “i bisogni delle famiglie e delle aziende, la conseguente programmazione dei flussi, meccanismi di collocamento più agibili, misure di sostegno dell’integrazione e un minimo di solidarietà a livello globale nei confronti di paesi dallo sviluppo debole”. Il Dossier sottolinea inoltre l’importanza di informare “adeguatamente” i cittadini, sugli esatti termini del problema: si “eviterebbe così il rischio di una xenofobia incosciente, pensando a una invasione quando invece si tratta di flussi funzionali alle nostre necessità”.