NOTA SETTIMANALE

” “Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. Forse non sono arrivate alle Azzorre, al summit di guerra convocato dal presidente americano alla ricerca di una estrema legittimazione ad una guerra tanto fortemente voluta quanto sostanzialmente priva di consenso. Nessuna delle molte iniziative di questi giorni frenetici rafforza la capacità dell’unica superpotenza di legittimare le decisioni di un’amministrazione certa comunque della sua potenza, tradotta in ultimatum non solo a Saddam Hussein, ma, come molti osservatori hanno messo in luce, anche agli altri paesi alleati ed alle stesse Nazioni Unite. Ecco perché le parole del Papa all’Angelus della II domenica di Quaresima hanno saputo andare al cuore dell’opinione pubblica mondiale. Giovanni Paolo II ha parlato con trasporto: ha messo tutti i responsabili, in particolare la dirigenza irakena e quella americana, di fronte alle “tremende conseguenze” della scelta per la guerra, ha richiamato i principi della Carta dell’Onu, poi ha espresso a braccio, inequivocabilmente la sua posizione. Ha detto: “Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest’esperienza: “Mai più la guerra!”, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non è possibile la pace ad ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto è grande questa responsabilità.”
” “Sono parole pronunciate con vigore, che danno voce non solo a tutti i cattolici, ma ai tanti che hanno oggi nel mondo in Giovani Paolo II un chiaro riferimento. Il ragionamento del Papa non ha di unilaterale che la convinzione che bisogna fare tutto il possibile. E’ realista quando ricorda che “non è possibile la pace ad ogni costo”, ma è altrettanto realista quando appunto esclama: “dobbiamo fare tutto il possibile”, quando ripete: “c’è ancora spazio per la pace”, quando riafferma “mai più la guerra”.
” “Questo discorso, in una limpida e fredda mattinata romana, diretto ed appassionato, drammatico, ma sereno, come può esserlo l’uomo di fede nella prova della storia, resterà nel cuore e nella memoria di tanti. Come la conclusione, in cui c’è tutta la cifra spirituale e morale del papa, del suo instancabile prodigarsi lungo venticinque anni, cercando di dare un senso umanistico, di vero sviluppo, ad un mondo che è cambiato in fretta, fra enormi contraddizioni.
” “Nei prossimi, frenetici, giorni sembra che il copione sia già scritto. Eppure noi siamo con il Papa, con la sua impegnativa consegna, che dà ad ognuno la certezza di potere dire la sua: “…E quindi preghiera e penitenza!”