CARD. RUINI: GUERRA IRAQ, “RIFORMARE” L’ONU E “UNIRE” L’EUROPA

” “La guerra in Iraq è “una prova assai difficile per le Nazioni Unite, come anche per le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico e all’interno dell’Unione Europea”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in svolgimento a Roma fino al 27 marzo. Esprimendo la sua “forte preoccupazione” per il “deterioramento dell’intero sistema dei rapporti internazionali che l’attuale guerra e i contrasti che l’anno preceduta stanno provocando”, Ruini ha parlato di una “prova” che oltre all’Onu e all’Unione europea “pesa anche sull’Italia, sconvolge i suoi consolidati punti di riferimento in Europa e nel mondo e mette a nudo ed esaspera le sue divisioni e contrapposizioni interne”. Quello del presidente della Cei è, tuttavia, un invito a “non rallentare l’impegno e deporre la speranza”, partendo dalla consapevolezza che “le ragioni per le quali praticamente tutti i Paesi della terra hanno accettato di entrare a far parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite diventano, con l’aumento degli scambi e dell’interdipendenza, ma anche con l’acutizzarsi dei contrasti, sempre più forti e cogenti”. Secondo Ruini, infatti, proprio “le difficoltà attuali indicano la necessità di nuovi sviluppi di questa Organizzazione che – senza modificare le peculiarità di ogni singola nazione – la rendano meglio idonea ad affrontare con concreta efficacia e sicura autorevolezza le sfide di un’epoca nella quale gli assetti mondiali appaiono destinati a subire straordinari rivolgimenti, forse ancora più profondi di quelli che hanno segnato il secolo XX”. Per quanto riguarda i “motivi di solidarietà che legano le nazioni dell’Occidente”, secondo i vescovi italiani “conservano la loro profonda validità”, anche dopo la fine della “guerra fredda”, grazie ad “un patrimonio di valori che rimane comune” e a “nuove ragioni” dettate dai “grandi cambiamenti” mondiali. Le nazioni europee, in particolare, devono “superare le logiche particolaristiche” e le “divisioni” emerse nella crisi irachena, “per dotare l’Unione Europea degli strumenti idonei ad esprimersi con una voce comune sulla scena del mondo”.
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