PACE: MONS. BETORI A GIORNALISTI CATTOLICI (UCSI), “CHIAMATI AD ADERIRE ALLE PAROLE DEL PAPA”. DIFFUSO UN APPELLO

“Trasmettere la vita come fatto o come valore crea modalità assai diverse di comunicazione, in cui la ricerca della verità non può limitarsi alla sommatoria dei dati, ma implica una visione dell’uomo che deve fare i conti con il problema della verità”: lo ha ricordato il vescovo mons. Giuseppe Betori segretario generale della Cei nel corso della messa che ieri a San Lorenzo Lucina in Roma ha aperto l’incontro promosso dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) sul tema “Giornalisti, un minuto di parole al servizio della pace”. In questi giorni i giornalisti “sono invitati ad essere a loro volta segno di verità e libertà”, ha aggiunto mons. Betori, e in particolare “sono chiamati ad aderire alle parole di speranza e di pace di papa Giovanni Paolo II: non è forse vero che proprio attorno alle parole del Santo Padre tutti riconoscono una pienezza ineguagliabile di verità sull’uomo?”.
Il vescovo ha inoltre ricordato che “la pace vera, è quella che solo Dio può donare, perché solo lui sa come si può ottenere, oltre le facile scorciatoie delle guerre che si presumono chirurgiche e di un pacifismo finora incapace di rimuovere le cause, tutte le cause, dell’ingiustizia”.
Durante lo scambio di riflessioni e testimonianze professionali che ha fatto seguito alla messa è stato presentato l'”Appello dei giornalisti per la pace“, pubblicato nello stesso giorno sul quotidiano Avvenire, nel quale tra l’altro viene ribadito l’impegno per una comunicazione attenta al rispetto dell’uomo, della verità e per fare delle parole “segni di pace”. L’appello dell’Ucsi così si conclude: “Una convinzione ci unisce: la parola non può vivere che come parola di pace, perché se fosse parola di odio sarebbe tomba a se stessa, come parola umana, la morte di ogni comunicazione”.