GUERRA IRAQ: E.LEITENBERGER (KATHPRESS), “NON ESISTE LA GUERRA GIUSTA”

” “”Mai come nel caso della crisi irachena tutte le Chiese cristiane si sono dimostrate concordi nel dire no alla guerra. I responsabili di tutte le chiese si sono espressi per una soluzione pacifica della crisi manifestando si comprensione per la necessità di disarmare il tiranno Saddam ma nello stesso tempo dicendo chiaramente che la guerra scatenata adesso non corrisponde né ai classici criteri della guerra giusta né alla saggezza politica”. E’ quanto scrive nell’editoriale del servizio europeo del Sir, in uscita domani anche su old.agensir.it, Erich Leitenberger, direttore dell’agenzia di stampa austriaca “Kathpress”, commentando la guerra in Iraq.
” “”Le Chiese – scrive l’editorialista – non sono disposte ad accettare una guerra che dovrebbe estromettere un dittatore ma che in realtà colpisce le persone più vulnerabili ed inermi come bambini, donne e vecchi”. Si assiste ad “una svolta nella storia del pontificato di Giovanni Paolo II, diventato punto di riferimento per rappresentanti di diversissime concezioni del mondo, è lui il grande profeta della pace che attrae consensi anche dagli ambienti ‘critici’. Il ruolo profetico del Papa anziano si esprime come fermento di unità anche all’interno della comunione ecclesiale”. “Deluse dalle divisioni e dalle incertezze che il Parlamento europeo (Pe) ha fatto ancora una volta registrare a fronte della tragedia della guerra – la Plenaria del Pe ha chiuso oggi il proprio dibattito sul conflitto iracheno senza adottare alcuna risoluzione – soprattutto le giovani generazioni europee – e non solo loro – guardano all’esile e curva figura di Giovanni Paolo II come “segno di speranza” in un mondo assurdo”. “Nel quarantesimo anniversario dell’enciclica “Pacem in terris” – conclude Leitenberger – si riscopre l’impulso evangelico delle beatitudini – anche perché le condizioni della guerra ultratecnologica non consentono più i sottili distinguo della classica dottrina della guerra giusta. Anche dagli ultimi avvenimenti risulta che le vittime designate sono in prima linea i civili e coloro che si vogliono difendere o liberare”.
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