” “”Quando la guerra scoppia vuol dire che l’umanità è caduta in basso, è precipitata in un baratro di iniquità oltre che di stoltezza. La guerra quindi non è una partita a due. Vi siamo tutti dentro in un modo o nell’altro”. E’ quanto scrive mons. Elio Bromuri, direttore del settimanale “La Voce” di Perugia, in uno degli editoriali scelti dal Sir sul numero in uscita domani fra quelli dedicati dai settimanali cattolici alla guerra in Iraq. Nel conflitto in corso, fa notare Bromuri, “sono rispuntate ideologie e fanatismi in Oriente e in Occidente e i due mondi si sono allontanati, con un accentuato senso di sicurezza e di arroganza da una parte, e con un accumulo di risentimento e di odio dall’altra, e con il veleno sparso sulle relazioni internazionali dal ‘bubbone mediorientale'”. Molto vivace, sui settimanali cattolici, il dibattito sulle “manifestazioni di piazza” in favore della pace. Secondo Ivan Maffeis, direttore di “Vita trentina”, Trento, “davanti alla prospettiva di quest’avventura senza ritorno, l’opinione pubblica mondiale ha fatto sentire la sua voce. Ha sfidato il compatimento dei realisti, ai loro distinguo verbali, il tentativo di chi voleva imbavagliarla con l’accusa di pacifismo strumentale e a senso unico”. Anche per Alessandro Moscé (“L’azione”, Fabriano-Matelica), “il movimento dei pacifisti, nel mondo, non ha forme di appartenenza politica e una logica preconfezionata, ma potrebbe perfino cambiare le categorie della politica di fronte a così tanta arbitrarietà”. “Al giorno d’oggi osserva Irene Argentiero su “Segno”, il settimanale della diocesi di Bolzano-Bressanone crea forse meno imbarazzo appendere una bandiera o partecipare a una manifestazione di protesta più che dire che si prega per la pace. Ma proprio oggi, mentre i missili ‘intelligenti’ tracciano le coordinate di una guerra assurda, i cristiani sono chiamati a riscoprire il coraggio di pregare”.
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