” “”L’errore sta nello scambiare il silenzio della ragione con il silenzio di Dio”. Spiega così padre Bartolomeo Sorge, direttore del mensile dei gesuiti “Popoli” il perché del “silenzio di Dio” di fronte a tanti drammi, all’ingiustizia e alla guerra. “Dov’era Dio mentre si perpetravano i genocidi in Africa e in Bosnia? E dov’è Dio oggi che milioni di persone patiscono ingiustizie e fame, e si distruggono gli uni gli altri, vittime del terrorismo e della guerra?” si chiede. In realtà, precisa padre Sorge nell’editoriale del numero di aprile, “non è Lui che tace ma è l’uomo che non lo sente più”. “Come può Dio, che è buono, creare e mantenere in essere un mondo pieno di sofferenze e di dolori? Si può comprendere che il male morale sia collegato al peccato e alla responsabilità dell’uomo, ma il dolore degli innocenti come si spiega? La ragione rimane muta”, osserva padre Sorge, precisando che “l’errore sta nello scambiare il silenzio della ragione con il silenzio di Dio”: “Dio infatti non solo non tace né rimane indifferente di fronte alla sofferenza, ma si è fatto uomo come noi per prendere su di sé il nostro dolore e liberarci dalla morte”. Così facendo, spiega padre Sorge, “ci ha rivelato che la sofferenza non è una maledizione, né una crudeltà; è invece la condizione affinché la creatura, accettando i limiti della propria finitezza, li superi nella pienezza di vita in Dio a cui anela. Il dolore quindi è il luogo non del silenzio di Dio, ma dell’incontro trasfigurante con Lui”. E nei momenti del dolore, precisa, “Dio è vicino, è presente in ogni uomo che soffre, sia egli peccatore o innocente. Nessuna forma di sofferenza e di povertà è mai luogo dell’assenza o del ‘silenzio di Dio’. Il suo amore di Padre non può mai essere messo a tacere: né dalle macerie del terremoto, né dall’egoismo che trasforma in deserto le nostre città. Dio continua a parlare, nonostante il silenzio della nostra ragione. Per sentirlo, basta un atto di fede in Lui, un gesto di solidarietà per chi soffre”.