” “Sei risoluzioni, tutte respinte. E’ questo il risultato del dibattito sulla guerra conclusosi il 27 marzo al Parlamento Europeo. Nessun gruppo politico (e in particolare né il partito socialista né quello popolare) è riuscito a far passare le propria posizione su un conflitto che ha diviso gli stati, che è ormai in corso e che tende ad incrudelire. Eppure sarebbe sbagliato trarre da questa sostanziale impasse soltanto ulteriori argomentazioni per criticare le istituzioni europee, capaci solo di ragionare in termini di statu quo. Anche nel mondo unipolare disegnato dagli strateghi che consigliano l’attuale amministrazione americana, c’è tanto, ed anzi ci sarà sempre più bisogno di Europa e di Unione Europea.
” “L’UE è in continua evoluzione e il suo sviluppo è una sfida, tanto sul piano della riflessione politico-istituzionale, che del futuro della governabilità mondiale. Ha fatto bene dunque il vertice europeo di primavera a guardare oltre le divisioni del presente, alla prospettiva futura dell’Europa e del mondo, raggiungendo una posizione comune che riafferma l’impegno ad affrontare la questione umanitaria, il ruolo centrale dell’ONU per la fase successiva al conflitto, l’integrità territoriale dell’Iraq. È stato poi ribadito l’impegno per la pace in Medio Oriente, nonché per il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune e delle relazioni transatlantiche.
” “Quest’ultimo è un dato strategico essenziale e da questo puto di vista ci sono diversi segnali di “disgelo”, nonostante i fumi della propaganda. Per vincere la sfida dell’islamismo radicale che sta sotto la recrudescenza del terrorismo è necessario che l’Occidente recuperi la propria capacità di leadership, il proprio dinamismo (politico, culturale e spirituale) di civiltà. Per questo è decisiva la conduzione della guerra, per esorcizzare non tanto la sindrome del Vietnam, ma quella ben più vicina dell’Intifada permanente e disperata.
” “Si può capire allora che il magistero del Papa è una risorsa importante per tutti, e in particolare proprio per l’Occidente. Pur trascendendolo appunto in senso cattolico, ne esprime infatti le ragioni più profonde, a partire proprio dalla preoccupazione di evitare uno scontro di civiltà, tragicamente costruito su malintese motivazioni religiose.
” “Proprio ora che il conflitto incrudelisce non possiamo permetterci di limitarci a questo orizzonte disperato, come hanno osservato i vescovi italiani, senza guardare alla ricostruzione, “rallentare l’impegno e deporre la speranza” perché quell’aspirazione alla pace che è sempre più diffusa nell’opinione pubblica sia concretizzata e si sviluppi nei suoi pilastri della libertà, verità, giustizia e, sia bere ricordarlo, carità.
” “