INSEGNAMENTO RELIGIONE CATTOLICA: DIOCESI DI FIRENZE, “NON SI INVOCA UN DIRITTO A SPESE DI UN ALTRO” (2)

” “”La Chiesa fiorentina – prosegue don Dante Carolla, direttore dell’Ufficio scuola della diocesi di Firenze, nella lettera – è stata vicina alla persona interessata in altri modi che, per ovvi motivi di riservatezza, non vengono qui specificati. Inoltre, non è questione di sopruso e di ingiustizia. Il problema è molto semplice: come può un’insegnante che si trova in una situazione irregolare insegnare la teologia cattolica del matrimonio senza essa stessa per prima trovarsi in difficoltà? Che fa? Evita l’argomento? Impossibile. Ne parla? Allora è costretta a denunciare la sua irregolarità? E’ chiaro che questa per una certa mentalità è una questione irrilevante, ma è pur vero che questa irrilevanza contraddice la coscienza universale perché in ogni cultura, anche laica, il matrimonio è governato da una qualche legge morale. È strano questo modo di pensare. Da una parte si vuole che l’insegnante sia reintegrata nel suo incarico di docente di religione, dall’altra si chiede in questo modo di insegnare qualcosa di diverso dalla religione cattolica”. A tal proposito don Carolla chiede: “Come sta la questione? Chiunque può decidere che cos’è la religione cattolica, quali sono i suoi confini, cos’è importante, cos’è marginale e solo la Chiesa non può farlo? L’insegnamento della religione è funzionale unicamente a una sistemazione economica oppure ha una sua identità precisa e definita? Quanto al contrasto che una simile decisione comporterebbe addirittura con la stessa dottrina della Chiesa, siamo grati – conclude il direttore – a chi, con tanta passione, fa alla Chiesa lezione di solidarietà e di fratellanza, ma dobbiamo pur sempre ricordare che i valori non si difendono gli uni a scapito degli altri creando così nuove forme di ingiustizia, ma vanno difesi e gli uni e gli altri salvando un equilibrio dei diritti che non è facile, anzi spesso è causa di grande sofferenza, ma è irrinunciabile perché solo mantenendo l’equilibrio dei diritti si assicura la giustizia per tutti”.